Costa Rica “Anche con poco denaro si può creare benessere sociale”

03/08/2016

 

 

Fino agli anni ’90 esisteva una sola maniera di misurare lo sviluppo di un paese ed era in base al prodotto interno lordo. Si sapeva che non si trattava di una misura perfetta ma aveva una base empirica e permetteva di fare delle comparazioni tra paesi diversi e verificarne il progresso nel tempo. Così Cristina Eguizabal, Ambasciatore di Costa Rica in Italia  nell’intervento pubblicato Per illustrare il livello di benessere individuale si calcolava il Pil diviso per il numero di abitanti di una regione o di un paese. Ma questo metodo non era sufficiente a inquadrare il vero livello di benessere di una societa’.

Per questo, alla fine della Guerra Fredda e del confronto ideologico e geopolitico che ha definito le relazioni internazionali del XX secolo, la preoccupazione per lo sviluppo, o piuttosto per la sua assenza, e’ diventata centrale. Due economisti asiatici, un pachistano e un indiano, Mahbub ul Haq e Amartya Sen hanno cominciato a lavorare a una nuova unita’ di misura. Il primo era direttore del Programma delle Nazioni Uniti per lo Sviluppo e il secondo insegnava a Oxford e a Cambridge. In collaborazione con dei colleghi inglesi, americani e indiani hanno costruito un nuovo indice per misurare lo sviluppo individuale e l’hanno chiamato Indice di Sviluppo Umano (Isu). L’Isu combina i valori dell’aspettativa di vita, del livello d’istruzione, del reddito nazionale lordo pro capite, ed e’ diventato lo strumento standard per misurare il benessere delle popolazioni del mondo. E’ innegabile che l’Isu sia stato un contributo molto importante alla comprensione dello sviluppo, tuttavia a lungo andare ha mostrato i suoi limiti nel definire in maniera completa la questione.

Nel primo decennio di questo secolo, Michael Porter, un guru della Business school di Harvard, conosciuto mondialmente per la sua teoria dei “clusters”, ha quindi riunito un piccolo gruppo di grandi economisti dello sviluppo, fra cui i premi Nobel Amartya Sen e Joseph Stitglitz, Mahbub ul Haq, che era gia’ in pensione, e il professore dell’Universita’ di Roma Enrico Giovannini per elaborare un altro strumento di misurazione ancora piu’ sofisticato. Ad aiutarli anche fondazioni filantropiche private accanto a tre grandi aziende: le multinazionali Cisco e Deloittle e una banca colombiana, Compartamos. Nel 2013 hanno cosi’ lanciato un nuovo concetto, l’Indice di progresso sociale (Ips). Questo indice non tiene conto degli indicatori economici e si basa solo sugli indicatori sociali e ambientali. I ricercatori considerano dodici variabili di tre categorie diverse: bisogni umani primari, benessere e opportunita’. Le variabili poi sono: accesso all’acqua e igiene, nutrizione e sanita’, abitazione e sicurezza, nel primo gruppo; accesso alla scuola primaria, all’informazione e alle comunicazioni, sanita’ pubblica e pulizia dell’ambiente, nel secondo gruppo; e nel terzo gruppo diritti individuali, liberta’, tolleranza e inclusione, e infine accesso all’educazione superiore. Per ogni variabile ci sono un totale di 53 indicatori misurabili. Prosegue Eguizabal, ambasciatore di Costa Rica: I ricercatori si sono poi’ riuniti in una Ong che hanno chiamato Imperativo di sviluppo sociale (Iss) e hanno gia’ pubblicato tre rapporti. L’ultimo e’ stato reso pubblico il mese scorso: i risultati sono molto interessanti.

Ai primi posti della classifica dello sviluppo sociale sono occupati dai tre paesi vicino al Polo Nord: nell’ordine Finlandia, Canada e Danimarca. A seguire Australia e Svizzera. Tutti questi paesi mostrano indici che si aggirano intorno ai 90 punti. Fin qui niente di strano. Le sorprese infatti arrivano nel gruppo classificato intorno al ventesimo posto e che hanno indice 80. La’ troviamo paesi molti diversi: Stati Uniti al 19esimo, Italia al 24esimo e Cile e Corea del Sud al 25esimo e 26esimo rispettivamente. Ma la grande sorpresa sono Costa Rica e Uruguay ex aequo al 28esimo posto. Facciamo ora un’utile precisazione: la regione italiana col piu’ alto grado di sviluppo sociale e’ l’Umbria. Nessuna regione del Costa Rica raggiunge questo livello, tuttavia varie citta’ costaricane, soprattutto quelle vicine alla capitale San Jose’ hanno degli indici di progresso sociale tanto elevati quanto quelli di Milano e Torino.

Di per se’ questo e’ gia’ un fatto inatteso, ma cio’ che e’ ancor piu’ sorprende e’ che se compariamo i Pil di tutti i paesi, il Costa Rica risulta essere nettamente il piu’ povero. Nonostante questo, e’ il paese del mondo che ha il piu’ alto livello d’efficacia nella spesa sociale. Insomma, sembra dimostrare che con meno soldi si fa di piu’. Il suo livelllo Ips e’ prossimo a quello della Corea del Sud, il cui Pil pero’ e’ quasi il doppio.

Il governo del Presidente Luis Guillermo Solis e’ stato il primo in America Latina ad adottare questo strumento per identificare i bisogni e per misurare l’efficacia degli interventi al livello locale negli 80 cantoni in cui e’ organizzato il paese. Qui, e’ stata scelta intenzionalmente la parola “intervento” e non “politiche pubbliche” perche’ si tratta di uno sforzo collettivo tra lo Stato, la societa’ civile e le aziende private. Questa rappresenta un’altra novita’ del progresso sociale, il cui primo obiettivo e’ la misurazione, ma il secondo – e piu’ importante – e’ quello di creare una alleanze tra settori diversi che possano rispondere alle grandi sfide dello sviluppo e del benessere. Un altro straordinario segnale deriva dal fatto che in America Centrale – una regione con un alto livello di conflittualita’ sociale – i ricercatori dell’Imperativo del progresso sociale vengano dall’Incae, cioe’ l’Istituto centroamericano per lo studio della gestione aziendale con sede in Costa Rica. Si tratta della piu’ importante scuola del paese nonche’ di una delle piu’ prestigiose d’America Latina, a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale Juan Santamaria, il principale dello stato. Anche questo serve a dimostrare che i dirigenti del Costa Rica sono sempre stati interessati a promuovere il benessere collettivo, e non hanno avuto paura di sperimentare metodi innovativi: hanno creduto nel fatto che questo nuovo indice di progresso sociale sia davvero uno strumento magnifico per la diagnosi, la pianificazione e l’azione. E i numeri gli hanno dato ragione.

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