Costa Rica: il paese più felice del mondo

13/12/2011

Bepi Costantino autore del libro “Costa Rica, il Paese più felice del mondo” (Ed. Sedit, pp. 208). Prefazione scritta da Lucio Caracciolo. Ingegnere meccanico, ha seguito per diversi anni progetti si sviluppo legati all’agricoltura in Costa Rica e da tempo si interessa di energie rinnovabili.

Come giornalista, ha scritto come giornalista su Il Tempo e su Il Sole 24 ore, come ideatore e curatore di molte iniziative editoriali. “La Costa Rica”, e non “Il Costa Rica” come ama ricordare, è spesso in cima alle indagini sulla felicità della popolazione tra le varie nazioni del mondo.

Secondo Bepi Costantino, i motivi per cui la gente in Costa Rica vive meglio che in altri luoghi sono da ricercarsi in diversi fattori: una natura spettacolare tenuta in grande considerazione e un clima moderato, la propensione storica alla convivenza pacifica, una assistenza sanitaria ed un sistema sanitario tra i migliori del continente, forti e motivati investimenti in istruzione e cultura, costante impegno nello sviluppo di energie rinnovabili.

Bepi Costantino ci aiuta a capire non tanto perchè un posto così bello è speciale, ma perchè è speciale il Costa Rica andando oltre i luoghi comuni più conosciuti e più citati (Natura incontaminata, biodiversità).

Prefazione di Lucio Caracciolo
Questo libro è una dichiarazione d’amore. E non trattandosi d’una donna, ma d’un paese, l’oggetto di tanta passione non poteva che essere la Costa Rica.
Questo piccolo paese (circa due volte la Sicilia), incastonato in America Centrale tra Nicaragua e Panama – due fra gli Stati più turbolenti e instabili del continente – protetto dalla natura e dalla saggezza del suo popolo, mi è sempre apparso come un pezzo di un altro pianeta, un meteorite precipitato in una regione povera e sfortunata. Prima di sapere che fosse solidamente in testa alle più credibili classifiche sulla felicità della popolazione – numeri che lasciano comunque aperta ogni contestazione – me n’ero fatto una certa idea sentendone parlare, con aria sognante, dalla mia amica Margelia Esquivel Moltò.
Già diplomatica panamense, intelligente e versatile figlia di una delle famiglie più influenti del più noto vicino della Costa Rica, che all’epoca abitava a Roma con la nostra famiglia e ci dava una mano – una mano indimenticabile – a far crescere il piccolo Giuliano. Margi ci raccontava con fervore dei golpe panamensi, di Noriega e di Torrijos, di narcotraffico e di efferata violenza, e soprattutto dell’intollerabile, pervasiva influenza degli yanqui a casa sua. Mentre oltre le montagne cominciava la “Svizzera del Centroamerica”, una nazione di pace e di libertà, senza esercito e con una radicata tradizione democratica. Dove fra l’altro oggi il leader è una donna, la presidenta Laura Chinchilla, eletta nel febbraio 2010. Nell’intervista che sigilla questo bel volume di Bepi Costantino, il presidente ricorda le due “grandi ricchezze” su cui la Costa Rica fonda il suo primato di felicità: “La gente e l’ambiente, il capitale sociale e quello naturale”. La fortuna della Costa Rica sta paradossalmente nella scarsità di materie prime, nell’assenza di petrolio e di altre ambite ricchezze.

Ciò l’ha resa meno interessante agli occhi della superpotenza regionale – gli Stati Uniti d’America – che sulla regione che va dal Rio Grande alla foresta del Darién mantiene un’influenza spesso intrusiva. Insomma, per dirla con l’autore, esiste anche “la fortuna di essere poveri”. Lo ripete a Costantino il costaricense più famoso al mondo, Oscar Arias, due volte presidente della Repubblica e Premio Nobel per la Pace, che l’autore aveva avuto già il privilegio di incontrare a Bari nel giugno 1990, durante i Mondiali di Calcio (quelli che Zenga non ci ha fatto arrivare in finale…), di cui la squadra della Costa Rica parve la grande rivelazione. Fino ad allora, chissà quanti italiani ne avevano mai sentito parlare. Ma non è solo economia. E’ anche psicologia, cultura. Esiste un’indole costaricense, il quedar bien, il restar bene, figlio della consapevolezza che in quelle aree incerte e contestate del mondo è meglio evitare lo scontro. E che in fondo ogni contrasto si può sciogliere con una buona bevuta.

Per cui quando la Unimer Research International, specialista in sondaggi nella regione, si chiede – e su questo interroga un campione di abitanti – se el tico (ossia il costaricense) sia felice, ottiene un plebiscito positivo. Forse il paragone con i vicini settentrionale (Nicaragua) e meridionale (Panama) ha giovato indirettamente alla fama di questo piccolo paese. Fama cresciuta dopo la rivoluzione del 1948, da cui scaturisce il dissolvimento delle Forze Armate. Ma la stabilità della Costa Rica ha radici antiche. Nell’omogeneità sociale e territoriale – con la popolazione storicamente concentrata negli altopiani di mezzo – e nella scarsa virulenza dei contrasti politico-ideologici, come quelli fra conservatori e liberali che hanno segnato nell’Ottocento e oltre il destino dell’America Latina.

La Costa Rica non è tuttavia uno Stato introverso. Fermo nella difesa della sua indipendenza e dei suoi valori fondativi, di stampo liberaldemocratico, ha sostenuto sia gli oppositori delle dittature militari che hanno insanguinato i paesi centroamericani – dal Guatemala a Panama e al Nicaragua – sia gli avversari del castrismo o dei sandinisti. E durante la guerra fredda ha evitato di slittare verso il campo sovietico, ma anche di intralciare la preminenza statunitense nella regione, senza però piegarsi supinamente ai voleri di Washington. Naturalmente non mancano nella Costa Rica i problemi e le insidie che affliggono la vita dei popoli di quella parte di America, cerniera fra il ricco Nord e l’emergente (?) Sud. Primo fra tutti, il flagello del narcotraffico, con le relative infusioni di narcodollari. Lungo la rotta che dalla Colombia e ormai sempre più dal Venezuela, nuova base logistica delle mafie colombiane, attraverso gli Stati centroamericani, i Caraibi e il Messico sfocia nel vasto mercato statunitense. Ma nessuno è perfetto, anche se è felice.

Ho amici che si sono stabiliti nella Costa Rica, sul Golfo Dulce o nella capitale San José, e me ne scrivono felici e gaudenti. Decantandomi la dolcezza dei locali, creoli, meticci o amerindi che siano. La Costa Rica è insomma un luogo tranquillo, di raccoglimento e di entusiasmante contatto con la natura. Che probabilmente non rimpiange il fallimento delle ricorrenti tentazioni di riunire in età moderna gli Stati della regione in una sorta di Unione Centroamericana. In tempi di cosiddetta globalizzazione, sono anche queste isole felici a ricordarci che il mondo non è piatto, che ciascun paese, ciascun individuo continua a essere diverso dall’altro. Per fortuna. E con questo libro in mano, vien proprio voglia di gettarsi a esplorare il piccolo grande paese più felice del mondo.

2 risposte a “Costa Rica: il paese più felice del mondo”

  1. sergio ha detto:

    teche avete fatto cuesta roba

  2. antonio ha detto:

    Sarebbe bello viverci magari avere questa fortuna

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