LE MANGROVIE

20/02/2017

Le coste del Paese sono orlate da colonie di Mangrovie e costituiscono un habitat tropicale distinto tra le alofite (piante che vivono in terreni salmastri), perché prosperano anche nell’acqua dolce, sulle terre dove il limo viene depositato dai fiumi ormai pigri. Nella Costa Rica ve ne sono cinque specie che vivono tra terra e mare, particolarmente lungo la costa del Golfo de Nicoya alla foce del Rio Tempisque, nel delta del Rio Terralba, sulle rive del Golfo Dulce e nelle lagune di Tortuguero e Gandoca Manzanillo tra cui : Avicennia Germinans, Conocarpus Erectus, Rhyzophora Mangle, Pelliciera Rhyzopharae e Laguncularia Racemosa, e ciascuna ha “ escogitato” un suo sistema per liberarsi dal sale: dallo sviluppo di ghiandole fogliari per espellerlo a un maccanismo a livelli radicale che lo “blocca”.

Il fango glutinoso in cui vivono le mangrovie è così denso che contiene pochissimo ossigeno. La melma è anche acida, e le sostanze nutritive necessarie non si trovano in profondità ma presso la superficie, dove le scorie organiche cadono dall’alto, o vengono depositate dalle maree, e li si decompongono. Molte mangrovie formano radici aeree, traendo l’ossigeno attraverso la corteccia porosa; sembra così che gli alberi “camminino” sull’acqua. L’Avicennia Germinans adotta un altro sistema: sviluppa radici sotterranee che originano lunghe file di germogli, che fuoriescono dal terreno come unghie rivolte all’insù. L’intricato viluppo di radici contribuisce a stabilizzare il terreno, proteggendolo dall’erosione delle onde, e concorre a creare di nuovo, filtrando il limo portando dagli impetuosi fiumi della Costa Rica.

Nel fango, ricco di sostanze nutritive, pullulano i microrganismi di cui si cibano gamberetti e lumache. Molte creature trovano qui di che nutrirsi, inclusi i trampolieri, che scovano piccoli anfipodi simili a granchiolini nella melma luccicante. Le mangrovie odorose sono anche importanti per la nidificazione di cormorani, pellicani, martin pescatori e fregate, che depositando il loro guano fertilizzano il terreno, accelerando la crescita della vegetazione. Questi habitat sono talmente vitali per la riproduzione e i primi stadi di sviluppo di molte specie marine (come crostacei, pesci, ostriche, spugne e persino razze e squaletti), che la loro distruzione comporta effetti nefasti sull’intero ecosistema marino. Vi abbondano anche procioni, lucertole e serpenti, così come gli insetti, tra cui una specie di formica (Polyhachis Sokolova) che vive solo qui. Molte specie animali si trovano solo in questo ambiente, come la Dendroica Gialla (Dendroica Petechia), un insettivoro migratorio presente da agosto a maggio, e un granchio che vive sugli alberi di mangrovia (Aratus Pisanii), che si ciba di foglie ed è cacciato da un altro granchio “arbicolo”, il Goniopsis Pulchra; e quindi costretto a passare la vita lontano dall’acqua, tra i rami.

Le mangrovie si propagano rapidamente e danno spesso vita a nuove colonie molto lontane dalle piante madri, grazie a un sistema riproduttivo efficiente: fioriscono brevemente in primavera, quindi producono frutti da cui fuoriesce un seme polposo e pendente, come il peso di un filo a piombo, che può raggiungere la lunghezza di 30 cm, germoglia sul ramo e poi cade piantandosi nel terreno come una freccia. Con la bassa marea, i lunghi semi si conficcano dritti nella mota e cominciano subito a radicare; quelli che cadono nell’acqua galleggiano trasportati dalla marea, come bottiglie semivuote. Sono resistenti e riescono a sopravvivere a “viaggi” per mare di centinaia di chilometri, spesso per un anno o anche più, fino a toccare una riva fangosa, dove possono mettere le radici e fondare una nuova colonia.Una plantula può raggiungere i 60 cm o più nel primo anno. In capo a tre anni, è divenuta un arbusto maturo in grado di produrre semi, che cascano intorno alle radici della pianta madre. Nel giro di dieci anni, si è formata una nuova colonia di mangrovie e il processo di sedimentazione del limo è in pieno svolgimento, mentre le piante strappano nuova terra al mare. Quando il terreno si è costituito e ben consolidato, le mangrovie possono finire per trovarsi all’asciutto, e morire così sul suolo che esse stesse hanno formato.

FONTE: National Geographic

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